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La parte immateriale del progetto

La parte immateriale del progetto
  • Raccontaci il tuo progetto più riuscito?

I progetti di cui sono più soddisfatta sono ancora quelli chiusi nel cassetto, tra questi c’è CÜB. CÜB è un giocattolo moderno, innovativo ed interattivo che coniuga le caratteristiche dell’istruzione classica con quelle dell’educazione emotiva ed il divertimento. CÜB permette creare, visualizzare, ascoltare e condividere storie, ideali per giocare da soli o in gruppo; stimola la fantasia, il movimento e la collaborazione, progettato per bambini a partire dai 5 anni. 

  • Quando inizi un nuovo progetto, da cosa parti?

In genere parto studiando il problema cercando di capire il punto di vista dell’utente coinvolto.

  • Che importanza hanno nella tua progettazione materiali e componenti?

Sono fondamentali, a volte è proprio partendo da un materiale che si sviluppa un progetto; analizzando le caratteristiche fisiche dei materiali si possono individuare applicazioni non ancora esplorate, generando nuovi prodotti per contesti inusuali.

  • Sai costruire materialmente i prodotti che progetti?

Dipende dalle dimensioni, ma se si parla di prototipi in generale sì. In genere prediligo progettare oggetti che coinvolgano i tessuti. Mi piace come si possono creare tutte le forme possibili semplicemente tagliando e cucendo la stoffa.

  • Com’è nella tua esperienza il rapporto progettista-impresa in Italia? E cosa lo renderebbe migliore?

Personalmente credo che il gap maggiore sia dovuto al fatto che un designer per le aziende è simile ad un artista, che arriva con delle idee strampalate che impone al produttore. Noi invece siamo progettisti, e in quanto tali siamo al servizio delle aziende, le ascoltiamo e assieme cerchiamo di trovare la strategia vincente per il loro business. Questo è vero sia quando si tratta di realizzare nuovi prodotti, ma anche per i progetti di comunicazione.

  • Cosa fa di te un designer?

Il mio interesse per tutto ciò che è materia, forma, grafica, fotografia e comunicazione

  • Qual’è secondo te la maggiore difficoltà di fare Design oggi?

Il problema oggi è che si è svalutato tantissimo l’aspetto concettuale del progetto, tutta la parte immateriale della creazione è scomparsa, si vogliono prodotti veloci ed economici. Le aziende hanno smesso di creare valore per rincorrere i grandi numeri e questo è andato a discapito della qualità, magari non quella manifatturiera, che rimane comunque alta in molti casi, ma la qualità del progetto stesso.

  • Qual’è il prodotto/progettista che rappresenta il tuo ideale di Design?

La Lounge Chair and Ottoman degli Eames è secondo me tra i prodotti più belli mai realizzati. Poi una cosa che secondo me rappresenta il Design, è il carattere tipografico Helvetica, non è propriamente un prodotto, ma viene usato anche in molti prodotti. Parlando invece di progettisti la cosa è più difficile, ce ne sono molti che ammiro, come Dieter Rams, gli Eames appunto, lo studio Lievore Altherr Molina, Tom Ford,... tutti loro fanno un design pulito e curato nei dettagli, caratteristiche che permettono agli oggetti di slegarsi dalle mode e diventare atemporali. 

  • L’oggetto che possiedi a cui sei più legato?

A parte il mio computer? I miei libri e un paio d’occhiali Vienna Line degli anni 50, l’ultimo regalo di mia nonna. 

  • Se dico Italia, cosa pensi?

Ad andarmene! No dai, scherzi a parte, penso ad una situazione difficile; ma penso anche alle iniziative che si stanno moltiplicando sul territorio per creare nuove opportunità sia per i giovani che per gli imprenditori, come voi, penso che stimolare l’interazione tra designer e aziende sia un ottimo modo per provare a rilanciare l’economia italiana.

 

Giorgia Graziadei

Facoltà di Design di Bolzano e Master in Diseño de Produco presso Elisava
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Freelance designer e Art Director per Puntografic
www.puntografic.com
www.giorgiagraziadei.com

 



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