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Dove va il Design? Intervista al progettista Marco Merendi

Dove va il mondo e dove va il design? Se lo chiedono in molti e per questo da sempre, maghi, oracoli e indovini non conoscono crisi. Viviamo nell’era del design, operiamo nell’industria della creatività, utilizziamo la grande nuvola della rete (net cloud), ma basta un piccolo vulcano xyzhj con la sua nuvola vera a metterci tutti in stand by fin chè gli aggrada.

Nel mondo del mobile, dopo il deprimente 2009 e dopo i cambiamenti anche etici e di consumo che la crisi ha suggerito, ci si interroga su quali direzioni intraprendere per riconquistare la fiducia di persone e mercati.
Quali estetiche e quali materiali, quali prezzi e quali modelli, che tipo di novità sono ben accette e quali invece risultano stressanti e  non sostenibili?
A questo scopo abbiamo posto alcune domande a Marco Merendi, architetto Faentino di madre olandese, uno dei più completi fra i progettisti italiani quarantenni, quella generazione che oggi è sulla linea di confine tra l’eterna giovinezza e l’ardua maturità.
Suo nonno materno, dirigente Philips, gli ha trasmesso la passione per l'elettricità domestica, suo padre, albergatore e ristoratore romagnolo, la cultura del servizio.
Di suo si è specializzato nelle ombre della luce e nelle luci dell'architettura.
Da questo background europeo, incrociato con la passione per la motocicletta e il wind surf è scaturito un progettista originale, figlio della tecnica e della piadina, della matematica e della poesia.
Durante la settimana dello scorso Salone Internazionale del Mobile, l’architetto Merendi ha presentato una straordinaria varietà di progetti, che spaziano dall’installazione "Una finestra sul cortile" all’interno del progetto Think Tank curato dalla rivista Interni a quella Leggero Come... coordinata con l’azienda tessile Stone Island nel loro spazio di via Savona 54, ai prodotti tecnici come la nuova macchina per l’espresso Lavazza Time a quelli dell’abitare dove spiccano le proposte per MDF e Rapsel.

Secondo te c'è un materiale che in questo momento spicca nel settore del mobile?
Non vedo un materiale prioritario ma colgo la necessità che i prodotti abbiano un aspetto emozionale, con materiali che giochino sulla trasparenza, o che siano interessanti al tatto, o che riflettano la luce.

C'è un comparto del settore che meriterebbe di essere approfondito, semplificato o rinnovato?
Credo che in generale la ricerca dei progettisti e delle aziende dovrebbe volgere verso una maggiore semplificazione, togliendo quella pluralità di funzioni, ad esempio nelle cucine, che finisce per non essere utilizzata.

Come può l'industria del mobile essere più sostenibile?
Il punto di partenza deve essere la sperimentazione. Non bisogna chiudersi sul settore o su pochi materiali, ma essere attenti ad altri mondi, pensare in modo più trasversale, cercare dei semilavorati, dei tessuti, dei prodotti provenienti da altri comparti, magari tecnologicamente avanzati ma non ancora trendy e di moda! Guardare anche a settori più umili, ma con grandi qualità artigianali o creative. Faccio un paio di esempi: si era rotto il cavo d’acciaio della lampada Parentesi, di Castiglioni e sostituirlo secondo i canali ufficiali era molto laborioso, lento e costoso; sono andato in un’officina di motorini e lo abbiamo cambiato con un cavo della frizione. Un altro valore importante è la durata, la riparazione: abbiamo a casa una sedia di Eames con la scocca in multistrato di palissandro e negli anni si è rotta più volte; infine siamo andati dal fabbro e l’abbiamo rinforzata con una piccola centina in acciaio e poi dipinta dell’identico colore. Quella sedia la comprarono i miei genitori prima che nascessi ed è bello crescere e invecchiare con degli oggetti di valore di cui prendersi anche cura.

Partendo dalla tua esperienza e passione per la luce cosa pensi del dialogo fra luce ed elementi di arredo?
Per prima cosa bisogna pensare alla luce naturale: il mobile dentro allo spazio o in una casa deve relazionarsi con le ombre, con i riflessi, con il sole e quindi va pensato in equilibrio fra materiali opachi, traslucidi, riflettenti, assorbenti. Un arredo, già nella sua composizione, deve saper interagire con la luce naturale.
Non è necessario illuminare tutti i mobili, ma può essere interessante far filtrare la luce dai materiali, ed oggi i led offrono nuove opportunità. Alla base di tutto però ci deve essere il controllo delle proporzioni e dei volumi.

Che cosa ha di innovativo la libreria che hai disegnato con Diego Vencato per MDF?
È l’unica che si muove facilmente nelle tre direzioni spaziali, xyz! Dalla parete può arrivare al centro della stanza, creare una cortina, avere tutte le altezze ed è per questo motivo che è stata chiamata Never Ending Story (NES). Inoltre abbiamo pensato una trama di scanalature, orizzontali e verticali, longitudinali e perpendicolari, in cui il libero scorrimento di antine e quinte crea forme, giochi di luci e spazi personalizzabili. Tali scanalature oltre ad essere funzionali diventano elemento decorativo: una texture estetica ispirata dalla successione matematica di Fibonacci.

La tua macchina x Lavazza su che tipo di arredo o ambientazione la immagini?
Me la immagino sempre in vista, all’interno di uno spazio misto: un ufficio casa o una casa con ufficio. Ha una sua neutralità che le permette di stare in un ambiente  di design, in uno spazio normale o in una cucina. Si può mettere contro il muro, su un tavolo o su una colonna, perché abbiamo curato anche il retro, in modo che fosse interessante da tutti i lati; è come il tavolo Less di Jean Nouvel, che è bello anche da sotto. Il bianco la rende viva ma silenziosa e l’orologio scandisce le pause per il caffè.

Hai messo le pentole in bagno e le finestre opache alla libreria. Sembra un gioco ma forse sono piccole architetture?
Sì nel mio lavoro c’è spesso una componente architettonica e se ci riesco cerco di inserire anche una poetica giocosa. In fondo sono un architetto con la passione del design.

C'è qualcos'altro che vorresti dire pensando alle tante aziende che lavorano nella filiera del mobile?
Continuate a crederci! Continuate a fare il vostro lavoro con coraggio e date fiducia anche ai giovani.

a cura di Virginio Briatore.

www.marcomerendi.it



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